UNA VITA SPEZZATA

di

Mariagrazia Perricone


QUESTA PAGINA E' DEDICATA AL MIO ULTIMO LIBRO, CHE USCIRA' TRA UNA DECINA DI GIORNI

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Capitolo 1

Milano, un qualsiasi giorno di ottobre.

Sara osservava dalla finestra della sua stanza la pioggia torrenziale che fin dalle prime ore del mattino aveva cominciato a cadere. Era ottobre e la temperatura era scesa di molti gradi, greve preambolo dell'inverno che sarebbe arrivato. L'umidità regnava su tutto, avvolgendo il paesaggio in una fitta nebbia.

Come spettri silenziosi, gli alberi mostravano i loro rami spogli e neri che si stagliavano nella grigia penombra ovattata, rompendola e creando un deciso contrasto di colori.

Alcuni corvi si aggiravano sul terreno impregnato di pioggia, forse cercando qualche vermetto o qualche piccolo insetto da mangiare, sbattendo di tanto in tanto le penne come per scrollare via l'acqua che scendeva implacabile.

Questo scenario la rendeva nervosa, ciò nonostante non riusciva a staccarsi dal vetro che ormai era tempestato da mille gocce che sempre più in fretta scivolavano perdendosi sul davanzale.

Improvvisamente un lampo squarciò il cielo, illuminandolo e subito dopo si udì lo schianto secco del tuono.

Sara sobbalzò e istintivamente fece un passo indietro. Non era più solo pioggia, ora era un temporale in piena regola. Infatti i fulmini si susseguivano velocemente. L'acquazzone divenne ancora più violento, ma nel giro di un quarto d'ora cominciò a diminuire, piano piano, fino a ridursi a poche gocce sperdute e trascinate dal vento. La luce cambiò in pochi secondi e divenne radente creando un'atmosfera strana e bellissima.

Sara continuava a guardare, affascinata dallo spettacolo.

Un sottile raggio di sole cercava di farsi strada tra le nuvole che andavano cambiando forma e colore.

"Da qualche parte deve esserci l'arcobaleno" pensò aprendo la finestra e uscendo sul terrazzino. Non pioveva più e Sara alzò gli occhi al cielo cercando di indovinare da che parte sarebbe stato visibile l'arco con tutti i colori dell'iride, ma non ne vide traccia. Faceva freddo. Entrò e richiuse la finestra.

Non c'era motivo di restare in casa. Sarebbe andata a fare una passeggiata. 







Estratto


***   ***   ***   

...  Erano le tre del pomeriggio e la giornata ormai era comunque persa.

Chiamò Dog, si mise la giacca e uscì per la passeggiata. Sarebbe andata al Parco di Trenno, poco distante dalla sua abitazione. Mentre camminava sentiva crescere dentro di sé una strana inquietudine e non sapeva spiegarsene il motivo.

Il cane le trotterellava vicino, gironzolandole attorno come per attirare la sua attenzione, ma Sara non gli badava. Era immersa nei suoi pensieri ai quali non sapeva dare un filo logico.

Ad un certo punto Dog emise un debole latrato per manifestare la sua presenza e le si mise davanti aspettando quello che la routine di tutti i giorni gli aveva insegnato. A quel punto Sara si riscosse e lo guardò.

Dog aspettava come sempre il lancio del pezzo di legno che lei era solita tirargli per farlo correre. Erano già arrivati a Trenno. Lì di ramoscelli secchi ce n'erano in quantità. Si chinò per prenderne uno e lo tirò lontano. Dog scattò come un fulmine, lo raggiunse e lo riportò a Sara.

Il gioco si ripeté per un po' di volte, finché lei riprese la strada del ritorno.

Il suo nervosismo non la lasciava e non riusciva a capirne il motivo.

La passeggiata non l'aveva calmata affatto, anzi, se mai la sua ansia era aumentata. Adesso voleva tornare a casa, prendersi una tisana e non pensare più a niente.

Forse la sua era solo stanchezza. Accelerò il passo e in poco più di mezz'ora raggiunse la sua abitazione.

Prima di arrivare alla porta di casa c'erano quattro gradini. Li salì e tornò indietro immediatamente.

Riandò al secondo gradino. Sopra di esso c'erano una decina di mozziconi di sigaretta.

Rimase a guardarli, impietrita, senza riuscire a fare altro.

Il suo stomaco si contrasse procurandole una fitta dolorosa. Lei lo sapeva, sapeva benissimo chi aveva lasciato i mozziconi sul gradino e forse ora si spiegava anche il nervosismo che per tutto il giorno l'aveva perseguitata.

Forse un presentimento? Poi si disse no, non poteva essere ciò che pensava. Chiunque avrebbe potuto sedersi sul gradino a fumare lasciando i mozziconi. Ma questa ipotesi non stava in piedi. Perché qualcuno avrebbe dovuto sedersi sul gradino di casa sua a fumare?

No. C'era una sola persona che avrebbe potuto farlo. 

Un uomo che era stato lontano per dieci lunghi anni, che per lei, in quel momento, sembrava fossero volati. Erano passati in un lampo, tanto era stata bene senza la sua presenza.

Ormai sapeva che l'uomo che aveva fumato quelle sigarette davanti alla porta della sua casa altri non era che  ...